Il Bilancio di Sostenibilità un obbligo che aiuta il pianeta

di Massimiliano Bonacchi e Nicola Dalla Via

La luce del sole è il miglior disinfettante…”, così scriveva il famoso giurista Louis Brandeis, uno dei padri della regolamentazione dei mercati finanziari introdotta negli Stati Uniti nella prima parte del XX secolo. Nei mercati finanziari – sosteneva Brandeis – in molti casi la trasparenza è da preferire alla regolamentazione. 

La trasparenza è uno degli strumenti di policy che il regolatore ha a disposizione per ridurre gli impatti sociali e ambientali delle imprese. Gli altri due sono da un lato imporre limiti di legge e, dall’altro affidarsi a soluzioni di mercato. Nel primo caso, per esempio, si proibisce alle imprese di emettere gas serra oltre un certo limite stabilito. Nel secondo, si lasciano le imprese libere di emettere, ma si rende meno conveniente inquinare. Esempi di soluzioni di mercato sono la carbon tax – una tassa che penalizza fiscalmente le imprese che emettono di più – oppure incentivi a chi investe in impianti/processi che riducono le emissioni.

La ragione per cui l’Europa, gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno investendo sulla trasparenza, rendendo obbligatorio comunicare le principali informazioni sull’impatto ambientale e sociale, è la consapevolezza che sia le previsioni legislative che le soluzioni di mercato come la carbon tax non sono sufficienti. Inoltre, obbligare le imprese a comunicare gli impatti non limita la libertà imprenditoriale, rende solo le imprese più “responsabili” che, nel senso etimologico del termine, significa rispondere delle proprie azioni.  Infine, i dati sono necessari per misurare sia lo status quo ad oggi, sia il grado futuro di miglioramento. Sarà più facile, per esempio, stimare quale sarebbe l’effetto se le imprese che emettono più della media riuscissero ad avvicinarsi ai valori medi di settore. A tale proposito sorge spontaneo chiedersi come si possa capire quando si è raggiunta la neutralità climatica se non si hanno dati “reali” disponibili.

La trasparenza dei dati sull’impatto ambientale e sociale è, in buona sostanza, un modo per rendere evidenti ai consumatori, ai dipendenti, alla pubblica amministrazione, ai cittadini in generale quali sono le imprese che, esemplificando, emettono meno CO2 oppure che hanno a cuore politiche per i propri dipendenti (si pensi alla parità di genere). Proseguendo nell’esempio delle emissioni, l’obbligo di rendicontazione farà sì che la comparazione fra le emissioni da parte di imprese dello stesso settore emerga in modo più evidente. La speranza è che la pressione degli stakeholder incentivi di fatto le imprese a ridurre le proprie emissioni. A tale proposito, si auspica che nella prossima edizione de “La classifica delle maggiori aziende altoatesine”, la rivista economica Radius aggiunga alla classifica per fatturato e utili anche un ranking che tenga conto di alcune misure tipiche dei bilanci di sostenibilità. Questo consentirebbe di apprezzare, da un lato, chi sono le aziende che fanno meglio nelle varie categorie e, più rilevante ancora, i progressi raggiunti nel tempo dalle imprese.

Capiamo che una maggiore trasparenza ha dei costi per l’impresa: ai costi diretti (un esempio: poche imprese hanno software dedicati a misurare le emissioni di CO2) si vanno ad aggiungere i costi indiretti come, per esempio, il condividere con i concorrenti informazioni sensibili. Tali costi sono chiaramente un peso maggiore per le aziende più piccole. Il problema è stato analizzato: per esempio la maggiore trasparenza è stata associata ad una minore innovazione, soprattutto nelle imprese più piccole. La questione dei maggiori costi potrebbe essere controbilanciata rendendo fruibili incentivi per chi fornisce informazioni sull’impatto delle proprie produzioni, oppure rendendo obbligatorio fornire oltre al bilancio di esercizio anche il bilancio di sostenibilità (o una versione ridotta con le sole informazioni ritenute più utili per l’attuazione delle politiche di sostenibilità dei territori) ogni qualvolta si accede a contributi provinciali.

Un recente studio pubblicato sulla rivista Science (Greenstone, Leuz, Breuer, 2023) sostiene che, nonostante i costi diretti e indiretti associati alla introduzione di una reportistica obbligatoria di sostenibilità, nondimeno tale obbligo potrebbe aiutare a ridurre le emissioni grazie a: 1) disponibilità di dati reali necessari per capire se le politiche messe in atto sono sufficientemente efficaci (si pensi al Piano Clima Alto Adige 2040); 2) miglior valutazione degli impatti generati dalle imprese da parte del sistema finanziario e della pubblica amministrazione. Tali imprese avrebbero i giusti incentivi per pensare strategicamente alla transizione verso modalità produttive più sostenibili; 3) minori incentivi da parte delle imprese ad adottare politiche di “greenwashing”: la consapevolezza di dover comunicare le proprie emissioni rende controproducente per l’azienda assumere la promessa di azzerare le emissioni da’ lì a pochi anni se non veritiero.

In Europa la trasparenza nella comunicazione dei dati relativi all’impatto ambientale e sociale delle attività di impresa ha subito una accelerazione con la previsione dell’applicazione dal 2025 della direttiva europea sul bilancio di sostenibilità – meglio conosciuta come Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) – a tutte le grandi aziende. In Alto Adige saranno più di 170 le aziende interessate e oltre 50.000 in tutta Europa. Queste aziende dovranno arricchire la relazione sulla gestione (ossia uno dei documenti già previsti dalla normativa civilistica sul bilancio) con tutta una serie di informazioni contenute negli standard europei di rendicontazione della sostenibilità (ESRS). Si tratta di una vera rivoluzione nella comunicazione finanziaria aziendale che avrà un impatto sulle imprese, sui professionisti e sul mondo bancario paragonabile a quello che il recepimento della IV Direttiva CEE ha avuto per il bilancio di esercizio negli anni Novanta del secolo scorso. Di questo si parlerà nel convegno “Evoluzione della comunicazione aziendale, risultati finanziari ed impatto su stakeholders” presso Unibz giovedì 12 ottobre dalle ore 14:30. La partecipazione è libera previa registrazione sul sito: https://www.unibz.it/it/events/event/evoluzione-della-comunicazione-aziendale-risultati-finanziari-ed-impatto-su-stakeholders