Mascherine: la saga continua

di Federico Boffa

Continua la saga del prezzo delle mascherine, calmierato, per legge, a 50 centesimi più IVA. I provvedimenti che calmierano i prezzi sono in genere sulle prime apprezzati da gran parte dell’opinione pubblica, che vede possibilità di risparmio. Tuttavia, la storia e la teoria economica suggeriscono che i prezzi calmierati hanno conseguenze negative, che si possono riassumere in tre ordini di effetti. Primo: rischio di rendere i prodotti introvabili, almeno all’interno dei canali legali e al prezzo stabilito. Secondo, rischio di incentivare il commercio illegale. Terzo, a fronte dell’impossibilità di trovare legalmente i prodotti con il prezzo calmierato, rischio di costringerci a comprare prodotti sostituti più cari (in questo caso, non trovando le mascherine chirurgiche, potremmo trovarci costretti ad acquistare gli altri tipi di mascherine, più costose).

I prezzi calmierati non sono, indubbiamente, una novità. Il Codice di Hammurabi del diciottesimo secolo avanti Cristo, uno dei più antichi documenti scritti giunti fino a noi, già li prevede, con una classificazione abbastanza minuziosa: ad esempio, per una barca a remi, occorrevano 2 grani e mezzo d’argento.

Anche Diocleziano, nel 301 d.C., tentò di calmierare i prezzi nell’impero romano, per fronteggiare la dilagante crisi, con un corposo intervento suddiviso in 32 sezioni: così si scopre che i due beni di maggior valore, quanto meno secondo il prezziario di Diocleziano, erano i leoni e una libbra di seta colorata con la porpora, per i quali il prezzo massimo era fissato a 150.000 denari. Diocleziano arrivò addirittura a stabilire i prezzi massimi dei diversi vini, decretando che il Piceno e il Falerno erano i due vini di maggior valore.

Più recentemente, numerosi, e quasi di prassi, sono stati i casi di controllo dei prezzi nei Paesi ex comunisti.

Quali sono stati gli effetti di tali interventi? Difficile a dirsi per il codice di Hammurabi, per il quale non esistono dati su cui basarsi. Più facile, invece, per gli altri casi. Gli storici ci dicono che l’editto dei prezzi di Diocleziano provocò la paralisi dell’attività economica dell’impero. Molte imprese e mercanti, non intravvedendo più prospettive di guadagno, interruppero la produzione o il commercio. In alternativa, alcuni violarono l’editto, dando inizio a un ampio sistema di mercato nero. Altri, infine, ricorsero al sistema del baratto, tornando a un metodo primitivo, che comportava un’ovvia riduzione di efficienza, bruciando, di fatto, secoli di progresso nel settore monetario.

Sui prezzi calmierati dei Paesi ex comunisti, sono quasi iconiche le liste d’attesa e le code, con cui si cercava di smaltire la grande domanda di prodotti come automobili e televisori, a fronte della loro pressoché totale introvabilità. Uno studio dell’economista della Banca Mondiale David Tarr, relativo agli apparecchi televisivi in Polonia, mostra che il solo costo delle perdite di tempo a cui erano soggetti coloro che volevano acquistare la televisione (i quali, pur dovendo aspettare anni, erano costretti a recarsi quasi quotidianamente in negozio per non perdere la priorità nella lista d’attesa) era di 10 volte superiore al valore complessivo delle vendite nell’industria.

Questi esempi ci dicono qualcosa sui rischi del prezzo calmierato delle mascherine. Si obietterà che, prima dell’esplosione della pandemia, le mascherine costavano meno di 50 centesimi. Vero. Ma il numero di mascherine che si produceva prima dell’epidemia non è sufficiente a fronteggiare l’attuale elevata domanda. Proprio questa domanda aggiuntiva ha spinto, e potrebbe ancora spingere, molti imprenditori a dedicarsi alla produzione di mascherine. Ma costoro dovranno acquistare nuovi macchinari, e riorganizzare il lavoro, che certo comporterà un aumento dei loro costi. Oltre ad essere inefficiente, il prezzo minimo potrebbe quindi non essere neppure equo.

Se vuole influenzare il prezzo di un prodotto, il governo ha a disposizione strumenti diversi rispetto all’imposizione di un prezzo calmierato. Questi, agendo sulla domanda o sull’offerta, possono rivelarsi più efficaci e produrre meno danni collaterali. La politica economica è un’attività complessa. Quando ci fermiamo alla superficie, e non consideriamo gli effetti indiretti dei provvedimenti, rischiamo di prendere dei seri abbagli.

da L’Alto Adige, 15 Maggio 2020

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