Trentino, crescita rallentata. L’Alto Adige invece corre

Mirco Tonin

In economia molte cose possono cambiare in venti anni. Il valore azionario di Amazon alla fine del 2000 era ben al di sotto dei 10 miliardi di dollari e in rapida discesa a causa dello scoppio della bolla speculativa delle “dot com”. Attualmente, il gigante del commercio elettronico si sta avvicinando ad un valore di 1,000 miliardi di dollari. Nel 2000 la Cina produceva il 7% del PIL globale e l’Italia il 3%. Le proiezioni per il 2020 indicano che la Cina raggiungerà il 20%, mentre la quota dell’Italia si restringerà all’1,7%.

Una società che invecchia
Seppur meno drammatici, anche a livello locale il ventennio trascorso ha visto dei cambiamenti nella struttura economica. Un fenomeno macroscopico, che coinvolge tutti gli aspetti della società e, ovviamente, anche l’economia, è l’invecchiamento della popolazione. Nel 2000, l’età mediana era 37 anni in Alto Adige e 40 in Trentino, in linea con il dato italiano. Questo significa che metà della popolazione in Italia aveva meno di 40 anni e metà più di 40 anni. Nel 2018, ultimo anno in cui il dato è disponibile, vi è stato un aumento a 44 anni in Alto Adige e a 46 in Trentino e nel resto d’Italia. Le implicazioni di questa tendenza sono profonde, in termini ad esempio di mercato del lavoro o di struttura della spesa pub- blica, e gestirla rappresenterà sicuramente una delle sfide del prossimo ventennio.

Le provincie divergenti
Il ventennio trascorso ha anche visto l’emergere di una divergenza tra le province di Trento e Bolzano. Dal 2000 l’economia altoatesina è infatti cresciuta di circa il 20% in termini reali, mentre l’economia del Trentino di meno della metà. Questa differenza si riflette nel reddito disponibile pro capite, che all’inizio del millennio era sostanzialmente allineato tra le due provincie, mentre vede attualmente l’Alto Adige in netto vantaggio. A sua volta, questo si rispecchia nella spesa media mensile, che in Trentino si attesta nel 2018 a circa 2.600 euro per nucleo familiare, in linea con la media italiana, mentre in Alto Adige risulta più elevata di quasi il 30%. È da tenere presente che il costo delle abitazioni è notevolmente più elevato in Provincia di Bolzano. La Banca d’Italia stima, ad esempio, per il 2018 un prezzo medio al metro quadro di 2.900 euro in Alto Adige (4.800 euro in centro a Bolzano) e di 2.100 euro in Trentino (3.100 euro in centro a Trento). Tuttavia, anche scorporando il costo dell’abitare, i consumi delle famiglie altoatesine sono di circa il 20% superiori. I valori medi sono importanti, ma altrettanto rilevante è la distribuzione delle risorse tra la popolazione. Sulla base dell’indice di Gini, uno dei più usati indicatori della disuguaglianza, le due provincie sono abbastanza simili sotto questo aspetto, sia per quanto riguarda la distribuzione dei redditi sia dei consumi, e con una distribuzione leggermente più equa rispetto all’Italia nel suo complesso. Inoltre, non si notano cambiamenti significativi nel corso del tempo. Sarebbe ovviamente interessante guardare anche alla distribuzione dei patrimoni, ma i dati su questo aspetto sono purtroppo carenti. Focalizzandosi sulla fascia più povera della popolazione, si vede come in Alto Adige il 2,8% non possa permettersi consumi comunemente ritenuti indispensabili per una vita dignitosa, mentre in Trentino la cifra è più bassa, all’1,6% (e per l’Italia nel suo complesso il dato è molto più elevato, all’8,5%).

Trentini meno soddisfatti
La divergenza tra le due provincie è evidente anche per quanto riguarda il livello di soddisfazione personale. Mentre nel 2000 in entrambe le provincie più o meno i tre quarti delle persone si dichiaravano molto o abbastanza soddisfatte riguardo alla propria situazione economica, con i trentini leggermente più soddisfatti degli altoa- tesini, nel 2018 la percentuale è vicina all’80% per l’Alto Adige, mentre è scesa verso il 70% per il Trentino (si tenga presente che nello stesso periodo il dato per l’Italia nel suo complesso cala dal 59% al 53%). Questo si riflette anche nel numero di famiglie che dichiarano di non riuscire a risparmiare. Ancora una volta, partendo da un dato molto simile all’inizio del millennio, intorno al 57%, vi è stata una divergenza, con un aumento in Trentino di 16 punti percentuali e una diminuzione in Alto Adige di 9 punti percentuali. Guardando al lato della produzione, si può notare come la struttura dell’occupazione in termini di macrosettori sia rimasta piuttosto stabile in Trentino negli ultimi venti anni, con l’agricoltura che impiega circa il 5% degli occupati, l’industria circa un quarto e i servizi il rimanente 70%. Al contrario, in Alto Adige, vi è stato un profondo cambiamento, con un ridimensionamento del peso dell’agricoltura, che si dimezza in termini percentuali impiegando attualmente meno del 7% degli occupati, e calando anche in termini assoluti. Per converso, vi è stata un’«esplosione» dell’impiego nei servizi, che crescono di quasi 10 punti percentuali, dal 63% al 72% degli occupati.

Impennata del lavoro femminile
Il tasso di occupazione nella fascia di età tra i 20 e i 65 anni è cresciuto notevolmente in questi due decenni, passando dal 70% al 79% in Alto Adige e dal 66% al 74% in Trentino. Questa dinamica è stata sostenuta soprattutto dalle donne, con una crescita a doppia cifra, per cui in Provincia di Bolzano quasi tre donne su quattro nella fascia di età 20-65 anni sono occupate, mentre in Provincia di Trento sono due su tre (a fronte di poco più della metà delle donne per l’Italia nel suo complesso). È da tenere presente che il settore pubblico nelle due province ha una notevole importanza e tra gli impiegati pubblici circa due terzi sono donne. In Provincia di Bolzano, ad esempio, gli occupati nel settore pubblico sono aumentati da un livello intorno ai 40.000 nel 2000 a oltre 50.000 e l’aumento è interamente ascrivibile alla componente femminile.
Questa convergenza riguardo ai tassi di occupazione non deve far dimenticare come persistano notevoli disparità di genere nel mercato del lavoro. Il lavoro part-time, ad esempio, riguarda solo una piccola parte dei maschi, attorno al 7%, mentre coinvolge il 40% delle donne. Le donne hanno inoltre tipologie contrattuali meno stabili e sono sottorappresentate nelle posizioni apicali. Tornando alla pubblica amministrazione, l’Istat rileva come nel 2017, su 210 posizioni di vertice in Provincia di Bolzano, solo 34 erano occupate da donne (16%), mentre a Trento i corrispettivi sono 297 e 42 (14%). Una sfida per i prossimi decenni riguarda dunque la valorizzazione delle competenze. Oltre a essere iniqua, la discriminazione è anche fortemente inefficiente in quanto non utilizza in maniera ottimale le competenze presenti nel territorio. Questo vale, ovviamente, non solo per la dimensione di genere.

Aumento del livello di istruzione
Parlando di competenze, non si può non notare come il livello di istruzione della popolazione sia notevolmente aumentato dal 2000, con una percentuale di popolazione tra i 25 e i 65 anni con almeno un diploma di scuola secondaria che è aumentato da poco più del 50% a circa il 70%. Notevole è anche stato l’aumento della popolazione laureata, leggermente superiore in Trentino (21%) rispetto all’Alto Adige (18%). La crescita è stata particolarmente forte tra le donne, che partivano da una situazione educativa svantaggiata all’inizio del millennio, ma hanno di gran lunga superato i maschi nei due decenni trascorsi, tanto che, nella fascia di età considerata, una donna su quattro in Trentino e una donna su cinque in Alto Adige ha una istruzione di livello universitario. In regione, dunque, non solo le donne partecipano al mondo del lavoro, ma ci partecipano con una preparazione spesso superiore a quella dei loro colleghi maschi.

Quali prospettive per il futuro
Come si usa dire, è difficile fare delle previsioni, in particolare riguardo al futuro. Quello che è certo è che l’ambiente economico a livello globale è in corso di rapida trasformazione e che non si può dare per scontato che i fattori di successo del passato siano in grado di garantire benessere diffuso anche in futuro. Serve quindi volontà di innovare e sperimentare, non solo a livello tecnologico, ma anche a livello economico e delle politiche pubbliche. Se una società che sta rapidamente invecchiando sia veramente disposta a farlo rimane una questione pericolosamente aperta.

Pubblicato sul Corriere dell’Alto Adige e sul Corriere del Trentino il 30/01/2020

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